Salta al contenuto principale

Celebrata la Festa della Liberazione

Grassi: «Siamo chiamati ad una resistenza diversa, civile, quotidiana: contro l’indifferenza, contro l’odio e contro la disinformazione»

Categorie:
Comune

Data :

27 aprile 2026

Celebrata la Festa della Liberazione
Municipium

Descrizione

Care concittadine e cari concittadini,
oggi, 25 aprile, siamo qui per celebrare la Liberazione dal nazifascismo.

Per l’Italia è stata la fine di una guerra che ha visto il nostro Paese coinvolto in prima persona. Una guerra che ha segnato profondamente la nostra storia e dalla quale è nata la  democrazia di oggi.

Il 25 aprile è, e deve essere, una giornata di gioia, di amicizia e di pace. È il giorno in cui celebriamo la libertà ritrovata, il coraggio di chi ha lottato. È il giorno della speranza di un futuro migliore.

Eppure, oggi, sento anche un senso di disagio.

 Un disagio che nasce guardando il presente con le guerre ancora in corso e che coinvolgono il mondo intero. Penso all’Ucraina, all’Iran, al Libano, a Gaza.

Penso a tutte le situazioni in cui la pace sembra ancora lontana.

Guerre che indirettamente già ci toccano da vicino come ha ammesso il ministro Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa durante la presentazione del Documento di finanza pubblica.

Il contrasto tra memoria e realtà è un monito. 

Ci rammenta che la libertà e la pace non sono conquiste definitive.

Sono processi vivi, fragili. Richiedono cura, attenzione, impegno quotidiano.  

Celebrare il 25 aprile non significa solo ricordare il passato, ma anche impegnarsi nel presente per gettare le basi di un futuro migliore.

Per questo oggi, mentre festeggiamo la Liberazione, dobbiamo anche rinnovare il nostro impegno per difendere i valori della democrazia e promuovere il dialogo. Per lavorare, ciascuno nel proprio ruolo, alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. In altre parole, celebrare la Liberazione significa continuare a costruire ogni giorno la pace.

Siamo qui per salvare la memoria e, grazie ad essa, evitare gli errori del passato.

Il passato non può tornare, ma la memoria vive nelle nostre scelte e nelle nostre parole, nei valori che decidiamo di difendere ogni giorno.  È grazie all’aiuto della memoria che possiamo, anzi che dobbiamo guardare al futuro con consapevolezza e responsabilità.

Siamo qui, dunque, non solo per ricordare il passato, ma soprattutto per interrogarci su ciò che vogliamo diventare.
È un giorno di festa. Un giorno che appartiene a tutti noi. Ma questa festa non ci dispensa dal riflettere.

Il 25 aprile significa unire la gioia con la responsabilità; la memoria con l’impegno, la gratitudine per chi ci ha preceduto con il dovere verso chi verrà dopo di noi.

Solo così questa giornata continua ad avere significato. Solo così la Liberazione non resta un ricordo, ma diventa una promessa.

E qui si innesta il significato più profondo della Resistenza. Quella di allora è stata una resistenza concreta, fatta di scelte difficili, di coraggio, di sacrificio, di dolore per liberare il Paese dall’oppressione e restituire ad esso dignità.

Il 25 aprile dello scorso anno, qui in piazza, ho sottolineato che siamo chiamati a una nuova forma di resistenza. Una resistenza diversa, civile, quotidiana: contro l’indifferenza, contro l’odio e contro la disinformazione.  Contro tutto ciò che mina la convivenza democratica.

È una resistenza silenziosa, che si esprime nei comportamenti di ogni giorno.

Nel rispetto delle regole, nella partecipazione alla vita pubblica, nella responsabilità delle parole, nella capacità di ascoltare e comprendere anche chi la pensa diversamente.

Resistere oggi significa difendere la verità, rispettare le istituzioni, prendersi cura degli altri. Significa costruire ponti, non muri.

Non è un caso che anche Papa Leone XIV, abbia richiamato con forza la necessità di rifiutare la logica della guerra e di rimettere al centro il dialogo e la dignità umana. È un richiamo che si inserisce pienamente nello spirito di questa giornata.

Non esistono guerre sante. E neppure guerre preventive. Tutte però sono ingiustificate. Tutte le guerre sono delle sconfitte.

Se crediamo in questo, il 25 aprile assume un significato che oltrepassa il ricordo. Non si accontenta della gratitudine per coloro che si sono sacrificati per consegnarci un’Italia libera e democratica, ma diventa una promessa.

Diventa un impegno affinché non ci siano più giornate in cui celebrare la fine di una guerra.

Colgo l’occasione per ricordare che quest’anno ricorre anche un anniversario tra i più importanti della nostra storia: gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, un momento fondativo in cui donne e uomini, provenienti da esperienze diverse, seppero mettere da parte divisioni e interessi particolari per costruire insieme le basi della Repubblica.

Da quel lavoro nacque la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme, ma un patto vivo tra cittadini. Un patto fondato sui valori della libertà, dell’uguaglianza, della dignità e della solidarietà.

La Costituzione è, ancora oggi, la nostra bussola.  Ci indica la direzione e ci ricorda chi siamo.  Ci richiama alle nostre responsabilità. Difenderla e attuarla pienamente è una delle forme più alte della nostra resistenza quotidiana.

E forse è proprio questo il compito che il 25 aprile ci affida. Ci impone di non limitarci a celebrare ciò che è stato, ma essere all’altezza di ciò che ci è stato consegnato.

Chiudo con le parole del presidente della Repubblica pronunciate pochi giorni fa.

«La lotta di Liberazione – ha detto Sergio Mattarella - è una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell'Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla».

Dobbiamo decidere: se limitarci a festeggiare il 25 aprile o viverlo ogni giorno per trasformare le parole in fatti. Tutto qui. A noi la scelta.

Viva il 25 aprile. Viva l’Italia. Viva Casale Cremasco e Vidolasco. Viva la Pace.

Buon 25 Aprile.

Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2026, 14:29

Quanto sono chiare le informazioni su questa pagina?

Valuta il Servizio

Grazie, il tuo parere ci aiuterà a migliorare il servizio!

Quali sono stati gli aspetti che hai preferito?

1/2

Dove hai incontrato le maggiori difficoltà?

1/2

Vuoi aggiungere altri dettagli?

2/2

Inserire massimo 200 caratteri
È necessario verificare che tu non sia un robot